DONA

Seguire le proprie passioni (con un po’ di lungimiranza)

Non è vero che nella vita si pianifica tutto. Sono convinta che le cose succedono se ci si muove e si sanno cogliere le opportunità. Naturalmente, bisogna avere un po’ di visione, ma, quando mi capita di parlare con giovani ricercatori, consiglio sempre di seguire quello che li entusiasma, perché col tempo le cose prendono forma.

Un po’ la mia storia ne è la conferma. Ho avuto la fortuna di fare un dottorato all’Ospedale San Raffaele, dove c’era una formula molto innovativa per conseguire il PhD che mi ha permesso di sperimentare numerose tecniche e metodologie. Ho così scoperto di avere un’affinità per la spettrometria di massa, una tecnica di analisi che consente di riconoscere le diverse componenti di una sostanza e la loro struttura. Fin dagli anni del dottorato ho sempre avuto il timore di influenzare, con i miei interventi, i risultati degli esperimenti. Forse si tratta di una specie di ossessione per il principio di indeterminazione di Heisenberg. In parole povere questo principio dice che, per esempio di una particella, non è possibile misurare contemporaneamente e con estrema esattezza proprietà che si influenzano tra loro, come la posizione e la velocità. La spettrometria, con il suo impianto quantitativo e la sua oggettività, faceva al caso mio. Ho deciso di approfondire lo studio di questa tecnica utilizzandola, nel periodo di dottorato che ho svolto a Monaco di Baviera, per studiare il codice istonico, ossia la vasta gamma di modifiche a cui vanno incontro gli istoni, le proteine associate al DNA. Proprio quando stavo per finire il dottorato, la fortuna ci mise lo zampino. In quegli anni si stava trasferendo a Monaco, al Max-Planck-Institute, Matthias Mann, il pioniere dell’applicazione di questa tecnica. Avevo avuto a che fare con lui perché era stato tra gli esperti che avevano valutato un mio progetto di ricerca. Ma fu grazie a un incontro fortuito, davanti a un ristorante, che seppi del suo trasferimento ed ebbi l’occasione di candidarmi per un secondo post-doc nel suo laboratorio. Così, grazie anche a una chiacchierata davanti a un ristorante, ho avuto l’opportunità di trovarmi nel posto in cui si stava esplorando la frontiera della proteomica, lo studio su grande scala delle proteine, e in cui venivano sviluppati i metodi e gli strumenti analitici necessari.

Nel 2008 sono tornata in Italia cercando di condensare il percorso che avevo fatto fino ad allora: lo studio della cromatina, cioè il complesso che nel nucleo della cellula comprende DNA, RNA e proteine a essi associate; le modificazioni epigenetiche; la proteomica; l’uso della spettrometria di massa. Un lavoro di nicchia, che offre un punto di vista alternativo e complementare rispetto agli studi epigenomici più tradizionali. La sua importanza è stata riconosciuta anche dalla European Molecular Biology Organization (Embo) che proprio quest’anno, con mia grande soddisfazione, mi ha inserito tra i suoi membri.

Oggi continuo a lavorare in questo campo, in cui si inserisce anche il mio attuale progetto sostenuto da AIRC. È focalizzato sullo studio di un gruppo di enzimi, chiamati Protein Arginine Methyl-Transferases (PRMT), che modificano le proteine associate al DNA. Una eccessiva espressione di queste proteine è frequente nel cancro ed è legata a una prognosi peggiore. Per questo, sono stati sviluppati diversi inibitori che si spera possano diventare una nuova classe di farmaci.

Con il progetto AIRC il mio gruppo di ricerca ha sviluppato metodi per studiare le PRMT e ha cominciato a chiarire alcuni dei meccanismi in cui sono coinvolte. I risultati che abbiamo ottenuto stanno non solo aiutando a scoprire alcuni meccanismi biologici finora ignoti, ma stanno ponendo nuove domande scientifiche per nuovi progetti. Per esempio ci siamo accorti che queste proteine sono coinvolte nel processo che porta le cellule del tumore ovarico ad adattarsi e diventare resistenti alla chemioterapia a base di platino.

Alcuni aspetti delle nostre ricerche stanno inoltre già trovando una potenziale applicazione, consentendo per esempio di utilizzare in maniera mirata gli inibitori.

Biografia

Nata a Milano nel 1973, si è laureata in Scienze Biologiche all’Università di Milano e ha conseguito un dottorato in Biochimica e Biologa Cellulare presso l’Università Vita-Salute San Raffaele a Milano, svolgendo le sue ricerche presso il Dibit. Dopo sei anni in Germania, prima presso l’Università Ludwig Maximilians A Monaco di Baviera e poi presso il Max Planck Institute a Martinsried, nel 2008 è rientrata in Italia grazie a un grant per lo sviluppo di carriera della Fondazione Giovanni Armenise Harvard. Nello stesso periodo ha ottenuto il suo primo grant AIRC (MFAG). Oggi guida il laboratorio di proteomica del nucleo per lo studio della regolazione dell'espressione genica presso l’Istituto europeo di oncologia (IEO).

Data di pubblicazione: 11 luglio 2023