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Svelare il legame tra obesità e tumore al seno per trovare terapie innovative

Matilde Todaro è docente ordinaria all’Università di Palermo, l’ateneo della città dove è nata e ha visto realizzarsi per intero la sua carriera di ricercatrice. Grazie al sostegno di AIRC, oggi punta a trovare un filo conduttore tra l’obesità e il tumore al seno.

Di cosa si occupa?

Studio le cellule staminali tumorali presenti nel tessuto mammario e il loro complesso rapporto con il microambiente tumorale, l’insieme di cellule, vasi sanguigni e molecole che circonda il cancro e ne influenza la crescita. Il mio lavoro è volto a comprendere i meccanismi alla base dell’elevata resistenza delle staminali tumorali alle terapie e a individuare strategie in grado di renderle più sensibili ai trattamenti.

Quali aspetti tocca, nel dettaglio, la sua ricerca?

Oggi sappiamo che il tessuto adiposo non costituisce solamente una riserva di energia, dato che è in grado di produrre numerose molecole coinvolte nei processi infiammatori. In condizioni di infiammazione cronica, come quelle associate all’obesità, queste molecole possono contribuire allo sviluppo di un microambiente favorevole alla progressione del tumore. Le cellule staminali tumorali sono esposte a numerosi segnali che possono favorire la creazione, per tali cellule, di una sorta di “rifugio”, permettendone la sopravvivenza e l’adattamento allo stress indotto dalle terapie. Comprendere i meccanismi alla base di questa interazione è fondamentale per identificare nuovi bersagli terapeutici e sviluppare strategie innovative di prevenzione e trattamento.

Come si è avvicinata alla ricerca?

I complessi meccanismi della biologia cellulare mi hanno affascinata fin dai primi anni del mio percorso di studi universitario. Inizialmente, il mio interesse era rivolto alle patologie autoimmuni, ma ho poi virato verso l’oncologia, anche alla luce di alcuni casi di malattia che si sono verificati in famiglia. Questo percorso ha ulteriormente rafforzato il mio interesse per la ricerca oncologica e per la comprensione dei meccanismi cellulari alla base dello sviluppo e della progressione dei tumori.

Come è stata la sua esperienza all’estero?

Breve, ma intensa. Sono stata per alcuni mesi a Liverpool, nel Regno Unito, dove ho perfezionato la tecnica per ottenere cloni cellulari. Quell’esperienza preziosa mi ha permesso di applicare la tecnica che avevo appreso allo studio e alla crescita in laboratorio delle cellule staminali tumorali. Ogni giovane ricercatore e ricercatrice dovrebbe avere l’opportunità di trascorrere un periodo all’estero. È un’esperienza che arricchisce non solo dal punto di vista scientifico, ma anche umano.

Data di pubblicazione: 16 settembre 2026