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Combattere il cancro con il sistema immunitario: una scommessa che dura da 30 anni

Paola Nisticò è responsabile dell’Unità di immunologia e immunoterapia dei tumori all'Istituto nazionale dei tumori Regina Elena di Roma. Grazie al sostegno di AIRC ha dedicato la propria vita professionale allo studio del rapporto tra sistema immunitario e tumori.

Di cosa si occupa?

Il mio lavoro di ricerca, portato avanti negli ultimi 3 decenni con il continuo sostegno di AIRC, è capire come funziona il sistema immunitario nei pazienti con tumore, in particolare quello del polmone. Il sistema immunitario ci protegge da ciò che può danneggiarci, ma nei pazienti oncologici l’equilibrio su cui questo tipo di difesa si basa tende a rompersi. Stiamo dunque cercando di capire perché un paziente, non solo non riesce a impedire lo sviluppo del tumore e a controllare la malattia, ma perché spesso non risponde all’immunoterapia, una delle grandi rivoluzioni dei trattamenti oncologici degli ultimi decenni, che sfrutta proprio il sistema immunitario per contrastare il tumore.

Nel nostro laboratorio ci concentriamo su questi meccanismi di resistenza, che sono spesso presenti fin dalla prima comparsa del cancro. Per farlo analizziamo il tessuto tumorale con tecnologie molto avanzate, come la trascrittomica spaziale, che ci permette di vedere quali cellule sono presenti e quali geni sono attivi in ciascuna area del tumore. Il tumore non è infatti un insieme omogeneo di cellule, ma un vero e proprio ecosistema piuttosto variegato.

Accanto al tessuto tumorale studiamo anche il sangue dei pazienti, cercando di capire se nel circolo sanguigno – che è facilmente accessibile – si possano trovare segnali che riflettono ciò che accade nel tessuto tumorale. L’obiettivo è arrivare in futuro a identificare nuovi biomarcatori utilizzabili in clinica.

Più in dettaglio, su cosa vi concentrate nei vostri studi?

Una parte importante del mio percorso di ricerca ruota attorno a una proteina, identificata alla fine degli anni Novanta grazie al tessuto e al sangue donati da una paziente. Questa proteina, il cui nome è MENA, si è rivelata fondamentale nello studio della progressione tumorale ed è stata osservata nel tumore della mammella, del pancreas e del polmone.

Nel tempo abbiamo scoperto che MENA ha un ruolo chiave nel dialogo tra cellule tumorali e microambiente circostante: regola la comunicazione tra tumore e stroma, influenza l’espressione di molti geni e può favorire la produzione di citochine che ostacolano l’ingresso e l’organizzazione delle cellule immunitarie nel tumore.

In sostanza, MENA contribuisce a costruire un ambiente “sfavorevole” alla risposta immunitaria. Progressivamente, abbiamo anche capito che le ricadute della sua attività sono molto estese, al punto che oggi è considerata come una sorta di “architetto tissutale” del tumore.

A che punto siete nella ricerca?

Stiamo lavorando su più fronti. Una delle attività principali di cui ci occupiamo è la ricerca di farmaci in grado di influenzare o inibire MENA. Siamo però impegnati anche nel mettere a punto sistemi sperimentali preclinici molto avanzati, tra cui organoidi derivati direttamente dai tessuti dei pazienti, per valutare le possibili terapie in un contesto il più possibile realistico.

Il nostro obiettivo è capire come, riducendo l’attività di MENA, si possa modificare l’architettura del tumore. Ci aspettiamo infatti un cambiamento dell’ambiente tumorale che possa favorire l’ingresso dei linfociti T e B, cellule essenziali alla costruzione di una difesa efficace contro il cancro. Un aspetto interessante su cui stiamo indagando è la possibilità che il blocco di MENA favorisca la formazione delle cosiddette strutture linfoidi terziarie, delle vere e proprie “fabbriche” di risposta immunitaria all’interno del tumore. Capire come attivarle in modo efficace contro il tumore è una delle nostre sfide attuali.

Come nasce la sua passione per il sistema immunitario?

È nata mentre stavo studiando medicina. Mi sono appassionata all’immunologia in un periodo in cui l’immunoterapia non era ancora considerata una strada possibile contro i tumori. Io, invece, ho sempre creduto nel ruolo centrale del sistema immunitario nella terapia oncologica. Grazie anche al sostegno di AIRC, che ha permesso di portare avanti queste idee in momenti in cui si scommetteva poco su questa branca, abbiamo fatto progressi enormi. Oggi cerco di trasmettere questa passione ai giovani del laboratorio.

Come è composto il suo gruppo di ricerca?

Il gruppo è nato e cresciuto nel tempo, a partire dal primo grant AIRC che ho ottenuto negli anni Novanta. È una storia lunga, fatta di continuità e di grandi emozioni. Nel corso degli anni, ho cercato di costruire un ambiente in cui i giovani possano crescere e formarsi, anche grazie a strumenti come le borse di studio AIRC. Favorire la crescita delle nuove generazioni è una parte fondamentale del nostro lavoro.

Che ruolo ha avuto AIRC nel suo percorso?

Fondamentale. L’oncologia italiana ha raggiunto livelli di eccellenza su scala internazionale anche grazie al sostegno di AIRC e alla fiducia che ha saputo dare ai ricercatori attraverso un sistema di valutazione rigoroso e trasparente.

Quando immagino AIRC penso a una casa luminosa, un luogo in cui la ricerca viene accolta, sostenuta e fatta crescere. Noi ricercatori portiamo idee e lavoro, ma senza il sostegno di enti come AIRC, e di tutti i suoi donatori, l’ecosistema della ricerca oncologica italiana non potrebbe esistere.

Cosa fa fuori dal laboratorio?

Sono mamma di 2 figli. Ho sempre cercato di trasmettere loro la curiosità e la passione per la conoscenza: oggi uno è fisico e lavora nel campo della biofisica, mentre l’altra è architetta ed è coinvolta in progetti legati alla trasformazione degli spazi in contesti fragili, con un approccio che unisce ricerca e impatto sociale. Condivido con mio marito molte delle mie scelte. Nel tempo libero amo il cinema, la natura, il mio piccolo giardino e la vela. Sono attività che mi permettono di staccare dall'impegno quotidiano, riflettere e ritrovare energia, oltre a offrirmi sempre nuovi stimoli.

Data di pubblicazione: 11 giugno 2026