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A Boston, per cercare i segnali che fanno crescere i tumori cutanei

Era il 30 novembre 2020 e quel giorno lo ricordo come fosse oggi: qualche tempo prima avevo partecipato ai bandi per AIRC per borse di studio per l’estero. Volevo con tutta me stessa realizzare il mio progetto di ricerca nel laboratorio di Gian Paolo Dotto, al Massachusetts General Hospital a Boston, uno dei migliori laboratori per lo studio della biologia dei tumori cutanei e dei processi che portano la pelle sana a trasformarsi in cancro.

Di tumori cutanei ho cominciato a occuparmi durante il corso di laurea magistrale all’Università Federico II di Napoli, grazie all’incontro con la professoressa Monica Dentice, anche lei sostenuta da AIRC. Poi, durante il dottorato, ho studiato come l’ormone tiroideo è legato al carcinoma a cellule squamose, uno dei più comuni tumori della pelle.

L’esperienza a Boston sarebbe stata preziosa per migliorare le mie competenze e quel 30 novembre ho scoperto che ce l’avevo fatta. Ero felicissima! Grazie alla borsa biennale di AIRC in memoria di Lajos Ravasz, potevo realizzare i miei progetti.

L’arrivo a Boston, sulle ali dell’entusiasmo, è stato inizialmente semplice. Ma poi ci si rende conto che quando ci si sposta fuori dall’Italia, specie in un luogo così distante come gli Stati Uniti, si rinuncia a tante cose: alla famiglia, agli amici, alle abitudini. Ma un po’ anche all’italianità e alla centralità che i rapporti sociali hanno nella nostra cultura. Al di là del clima, che è ostile rispetto a quello di Napoli che mi ero lasciata alle spalle, Boston è una realtà peculiare. Qui si concentrano centri di eccellenza della ricerca, come l’Mit e Harvard, che attirano persone da tutto il mondo. Spesso si tratta di esperienze temporanee e l’obiettivo di molte persone è di ottenere risultati nel minor tempo possibile prima di tornare nel posto di provenienza. Insieme alle differenze culturali, questo aspetto può rendere difficile la socializzazione. Per fortuna ci sono anche molti italiani, con cui spesso si trova il modo di costruire una piccola comunità.

Tra di loro ho conosciuto mio marito. È partito anche lui da Napoli per fare ricerca a Boston; ci siamo ritrovati qua e a luglio 2022 ci siamo sposati.

Condividiamo la passione per la ricerca e per ora contiamo di rimanere ancora qualche anno negli Stati Uniti. In futuro speriamo di poter tornare al di qua dell’Atlantico; se non in Italia, almeno in un laboratorio in Europa.

Intanto mi concentro sul mio progetto: continuo a studiare il legame tra ormoni e tumori cutanei. I segnali ormonali rappresentano dei potenti regolatori delle funzioni delle cellule, sia di quelle sane sia di quelle tumorali. Probabilmente possono favorire la trasformazione delle une nelle altre. È su quest’ultimo aspetto che si concentra il mio lavoro: sto cercando di capire in che modo gli ormoni androgeni agiscono sul microambiente tumorale, facendo in modo che alcune cellule in esso contenute (i fibroblasti) vadano incontro a una serie di trasformazioni che conferiscono loro caratteristiche pro-tumorali. La speranza è che attraverso la comprensione di questi meccanismi, in futuro si possano mettere a punto strategie che, agendo sul microambiente tumorale, consentano di bloccare la crescita del tumore.

Biografia

Nata a Foggia nel 1990, si è laureata in Scienze Biologiche all’Università degli Studi del Molise a Campobasso e ha successivamente conseguito la laurea magistrale in Biologia Biomolecolare all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Qui ha anche ottenuto un dottorato di ricerca in Terapie Avanzate Biomediche e Chirurgiche. Oggi è a Boston, al Massachusetts General Hospital, presso la Harvard University, grazie a una borsa di studio AIRC per l’estero in memoria di Lajos Ravasz.

Data di pubblicazione: 18 novembre 2022