Roberta Ibba dalla Sardegna si è spostata in Scozia, all’Università di Dundee, dove sta cercando di individuare nuove leve con cui degradare una particolare proteina chiave per lo sviluppo del neuroblastoma pediatrico.
Mi occupo di chimica farmaceutica e biologica applicate alla ricerca oncologica, con un interesse particolare per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche contro i tumori pediatrici. L’obiettivo del mio progetto è la degradazione mirata di N-Myc, una proteina coinvolta nello sviluppo del neuroblastoma, il tumore più frequente in età neonatale. Il fine ultimo è individuare nuovi strumenti per riconoscere tale proteina e sfruttare i meccanismi cellulari di degradazione delle proteine per eliminarla.
Durante il mio percorso universitario mi sono resa conto che ciò che mi affascinava non era soltanto sintetizzare nuove molecole, ma capire come queste potessero essere utilizzate per studiare e modificare processi biologici. Da lì è nato l’interesse per la chimica farmaceutica e per la ricerca oncologica. Nel corso degli anni le mie attività di ricerca si sono spostate sempre più verso l'interfaccia tra chimica e biologia. Ciò che mi appassiona di quest’ambito è proprio la possibilità di partire da una molecola e da una domanda scientifica e cercare di avvicinarsi a qualcosa che un giorno possa avere un'applicazione terapeutica.
Grazie alla borsa di studio post-doc per l’estero sostenuta da Fondazione AIRC, mi sono trasferita dalla Sardegna al Centre for Targeted Protein Degradation dell'Università di Dundee, in Scozia, un punto di riferimento internazionale nel campo della degradazione mirata delle proteine. Lavorare qui significa essere a contatto con ricercatori con competenze molto diverse tra loro e avere la possibilità di imparare tecniche e approcci che difficilmente avrei potuto acquisire rimanendo nel laboratorio precedente. Vivere e lavorare all'estero significa anche confrontarsi con modi diversi di fare ricerca, comunicare e collaborare. Non è sempre facile, ma proprio le difficoltà rendono l'esperienza estremamente formativa.
Nella mia famiglia sostenere AIRC e la ricerca sul cancro è sempre stato qualcosa di naturale. Siamo donatori da molti anni, da molto prima che potessi immaginare che un giorno avrei scelto proprio la ricerca come professione. Per questo, ritrovarmi anni dopo dall'altra parte, come ricercatrice sostenuta da AIRC, ha avuto per me un significato anche personale ed emotivo. È stato un po' come chiudere un cerchio, perché qualcosa che aveva sempre fatto parte della storia della mia famiglia era diventato parte anche della mia storia professionale. Sapere che AIRC aveva deciso di investire sulla mia esperienza formativa all’estero, e quindi sul mio progetto, è stato un riconoscimento molto importante. Subito dopo l'entusiasmo, però, arriva anche la consapevolezza della responsabilità che questo comporta.
Avere ottenuto questa borsa di studio post-doc per l’estero di AIRC è stato particolarmente importante in una fase della carriera in cui si passa da collaborare ai progetti di altri ricercatori a iniziare a costruire una propria identità scientifica. Mi ha infatti permesso di sviluppare un progetto di cui sono direttamente responsabile e di acquisire competenze che saranno fondamentali per il passo successivo del mio percorso professionale. Grazie alla borsa ho anche potuto mantenere anche un forte legame con la ricerca oncologica italiana, pur lavorando all'estero.
La ricerca raramente procede esattamente com’è stata immaginata sulla carta. Alcuni esperimenti non funzionano, alcune proteine sono molto più difficili da studiare del previsto e talvolta un'ipotesi che sembrava promettente deve essere rivista. Nel mio progetto queste difficoltà si sono verificate puntualmente, forse anche perché lavoriamo con proteine e sistemi biologici complessi e cerchiamo di sviluppare approcci nuovi. Con il tempo ho imparato a considerare questi momenti non necessariamente come fallimenti, ma come parte imprescindibile del processo scientifico. Spesso una difficoltà obbliga a riformulare le ipotesi o porta il progetto in una direzione non considerata inizialmente.
Vivere all'estero mi ha dato l'occasione di scoprire luoghi e culture diverse. Mi piace viaggiare e approfittare delle occasioni che il lavoro mi offre per conoscere posti nuovi. Nella quotidianità cerco invece di ritagliarmi del tempo per andare in palestra, leggere e dedicarmi al ricamo. Una delle cose che ho imparato vivendo lontano dall'Italia è quanto siano importanti le persone che si incontrano lungo il percorso, dato che quando ci si trasferisce in un altro Paese bisogna ricostruire la propria quotidianità. Anche questa, per me, è una parte importante dell'esperienza all'estero.
Data di pubblicazione: 16 settembre 2026