DONA

Tumori cerebrali pediatrici: quando una proteina diventa alleata del tumore

I risultati di uno studio, coordinato da ricercatori della Sapienza Università di Roma e sostenuto da AIRC, hanno permesso di identificare un ruolo neoplastico della proteina AMBRA1, nel medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente in età pediatrica. I dati raccolti sono stati pubblicati sulla rivista Developmental Cell.

La proteina AMBRA1 è tradizionalmente nota per la sua funzione di regolazione dell’autofagia, il naturale processo di riciclo e di “autopulizia” delle cellule, ed è inoltre stata descritta come soppressore tumorale. Si è infatti ritenuto che la sua funzione, utile anche al monitoraggio della stabilità del ciclo cellulare, potesse impedire alle cellule di moltiplicarsi in maniera incontrollata. I risultati di un nuovo studio, coordinato da ricercatori dell’Università “La Sapienza” di Roma, in collaborazione con l’Institut Curie e l’Istituto Pasteur Italia - Fondazione Cenci Bolognetti, hanno invece dimostrato, in modo inatteso, che AMBRA1 può in determinate situazioni favorire la crescita tumorale.

I dati raccolti nella ricerca, coordinata da Lucia Di Marcotullio e Paola Infante del Dipartimento di Medicina Molecolare della “Sapienza” e sostenuta dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, hanno evidenziato che, nel medulloblastoma del sottogruppo Sonic Hedgehog (SHH), elevati livelli della proteina AMBRA1 permettono di identificare i pazienti con prognosi più sfavorevole. Il risultato è stato ottenuto attraverso l’integrazione di dati clinici provenienti da uno dei più ampi gruppi (coorti) internazionali di pazienti monitorati nel tempo. Tale coorte era stata costituita nell’ambito di uno studio, guidato da Olivier Ayrault, con Irene Basili come co-prima autrice, i cui risultati sono stati pubblicati all’inizio del 2026 sulla rivista Cancer Cell.

Dalla ricerca attuale è emerso che, a livello molecolare, AMBRA1 promuove la crescita tumorale stabilizzando la proteina GLI1, l’attivatore finale della via di segnalazione SHH, attraverso un meccanismo finora inedito. Inoltre i ricercatori hanno dimostrato che la perdita del gene oncosoppressore REN/KCTD11, identificato da Lucia Di Marcotullio insieme al gruppo guidato da Alberto Gulino, figura di riferimento nella ricerca oncologica oltre che guida scientifica imprescindibile nel suo percorso, è frequentemente riscontrata nel medulloblastoma del sottogruppo SHH. La scomparsa di tale gene determina un accumulo della proteina AMBRA1, contribuendo all’attivazione incontrollata della via SHH e quindi alla proliferazione del tumore.

In esperimenti con cellule in coltura, topi di laboratorio e campioni ottenuti da pazienti, l’antagonismo di AMBRA1 blocca la crescita tumorale e potenzia l’efficacia degli inibitori della via di SHH, già in uso clinico. I dati ottenuti aprono dunque la strada a nuove prospettive terapeutiche.

Nel complesso i risultati hanno aggiunto un tassello rilevante a un aspetto comune nella biologia dei tumori: la funzione di una proteina può cambiare significativamente a seconda del contesto cellulare. I dati sottolineano inoltre l’importanza di analizzare non solo i geni e l’RNA, ma anche ciò che accade a valle, ossia i processi che regolano la stabilità e la quantità delle proteine. In questo caso è proprio l’accumulo di AMBRA1, non prevedibile dalla sola analisi dell’RNA, a rivelarne il ruolo nel favorire la crescita tumorale.

“I nostri risultati – commenta Lucia Di Marcotullio – ci hanno permesso di scoprire un ruolo inatteso di AMBRA1 nel controllo della via di SHH e di identificare un nuovo possibile bersaglio terapeutico per il medulloblastoma. Ancora più importante, hanno mostrato come i meccanismi che regolano la stabilità delle proteine possano cambiare profondamente il comportamento delle cellule tumorali: è a questo livello, oltre che sul DNA e sull’RNA, che si gioca una parte cruciale della malattia e delle sue possibili cure.”

Lo studio rappresenta anche un importante esempio di collaborazione internazionale. Prima autrice dell’articolo è Irene Basili, che ha svolto il dottorato presso il laboratorio di Lucia Di Marcotullio alla “Sapienza” ed è attualmente ricercatrice post-doc presso l’Institut Curie nel laboratorio di Olivier Ayrault, co-autore dello studio e membro del collegio dei Professori del Dottorato in Medicina Molecolare della “Sapienza”.

La ricerca è stata sostenuta da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, PRINPNRR 2022 e PNRR. Irene Basili ha inoltre beneficiato di una fellowship per l’estero dell’Istituto Pasteur Italia – Fondazione Cenci Bolognetti.

Riferimenti: Irene Basili et al. AMBRA1 enhances Sonic Hedgehog signaling during cerebellar development and in medulloblastoma. Developmental Cell. 2026
DOI: 10.1016/j.devcel.2026.03.008.

Data di pubblicazione: 30 aprile 2026